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Montagnaterapia in Piemonte: aumentano gli aderenti al coordinamento regionale

Montagnaterapia in Piemonte: aumentano gli aderenti al coordinamento regionale

Sono oltre 40 i gruppi di cura nell’area della disabilità intellettiva e 15 negli ambiti della salute mentale, delle dipendenze e problematiche sociali a operare nel campo della “montagnaterapia” in Piemonte, in base al censimento fatto dal Coordinamento dei gruppi, diretto dal Club alpino italiano e dalla Regione.

È quanto emerso a Torino nel corso del convegno “Una montagna accogliente – prospettive per la rete territoriale piemontese della montagnaterapia” del 3 ottobre scorso, cui hanno preso parte gli assessori regionali all’Ambiente, Alberto Valmaggia, e alle Politiche sociali, Augusto Ferrari.

La montagna come luogo ed esperienza di cura per le disabilità ma anche come maestra di vita per giovani e meno giovani, alle prese con le sfide del quotidiano e desiderosi di “disintossicarsi” dal rumore della società contemporanea, che spesso priva di due fattori semplici quanto fondamentali per la stabilità dell’individuo: il silenzio della natura e il buio di della notte stellata.

Nella giornata sono passati in rassegna i vari progetti vincenti sul territorio, dal gruppo di escursionisti montani affetti da diabete, alle gite nei rifugi del Monviso con ragazzi troppo lontani dalla natura e troppo assorbiti dal web.

«Il convegno – ha spiegato l’assessore Ferrari – rappresenta un ulteriore passaggio, direi di maturazione, che il movimento di montagnaterapia compie. È l’occasione per incontrarsi tra realtà diverse, in particolare tra servizi turistici e servizi socio-sanitari, per scrivere insieme un documento per un turismo accogliente per tutti e rivolto a tutte le fragilità in regione»

Una visione condivisa da tutti i partecipanti, che nei vari tavoli di lavoro su rifugi, parchi, amministrazioni pubbliche e risorse locali, montagna e sport e sentieristica, hanno dato il loro contributo allo sviluppo della rete regionale della montagnaterapia.

«A quanto mi risulta – ha proseguito Ferrari – è il primo tentativo del genere nel nostro paese. Certamente una bella intuizione che non può che essere stata ispirata dall’esperienza di cammino lento, condiviso e, a tratti, a dirla tutta, anche difficoltoso, in montagna, laddove è possibile accorciare le distanze, conoscere meglio se stessi e condividere positivamente il punto di vista degli altri».

Un insieme di iniziative che stanno trovando una sintesi anche nella proposta di legge di riordino dell’outdoor in montagna.

«L’obiettivo – ha detto l’assessore Valmaggia – è mettere insieme tutte le esperienze per arrivare entro gennaio a redigere la carta etica della montagna, uno strumento facile con poche regole chiare, precise e utili per rispettare le terre alte, anche alla luce degli importanti risultati raggiunti dalla rete dei gruppi sparsi in tutto il Piemonte».