Close

wt-solutions

Il Tour della Bessanese

Il Tour della Bessanese è un trekking di alta montagna per escursionisti esperti nel grandioso paesaggio delle Alpi Graie meridionali, lungo gli antichi sentieri che furono teatro di scambi e commerci fra pastori, contrabbandieri e guide tra Italia e Francia. Il tour, che percorre vallate selvagge molto diverse fra loro e attraversa colli che superano […]

Leggi Ancora

Promozione e tutela dei territori montani: il ruolo dei rifugi

Martedì 23 maggio alle ore 11.30 presso la storica sala degli stemmi del Monte dei Cappuccini (Torino) si è tenuta la riunione per la firma della convenzione tra l’Associazione AGRAP, rappresentante dei gestori di rifugi del Piemonte e il Cai Piemonte. L’accordo, siglato tra i Presidenti Massimo Manavella (Agrap) e Michele Colonna (Cai Piemonte), ha rappresentato un momento di confronto […]

Leggi Ancora

Al via la collaborazione CAI – AGRAP Piemonte

logo-agrap

Il giorno 17 gennaio 2017 nella sede del CAI Regionale, presso l’Assessorato alla Montagna, su iniziativa della Commissione Rifugi LPV e dell’A.G.R.A.P. si sono confrontate le rispettive Delegazioni con il CAI Piemonte. Premesso che esiste: La necessità di un Coordinamento degli interventi sulle strutture ricettive alpine; La necessità di condividere gli Obbiettivi; La volontà di fare rete […]

Leggi Ancora

L’incanto Del Rifugio – Di Enrico Camanni

Rifugio Quintino Sella al Lago Grande di Viso

“Tutta quella sterminata notte carica d’abissi – scrive lo scrittore francese Samivel – ruotava intorno alla minuscola conchiglia di latta dove riposavano gli uomini. Là dentro c’era uno spazio addomesticato, ancora fremente di gesti umani… Nient’altro che cuori amici, una particolate tenerezza delle cose fatte per essere usate dall’uomo… La capanna navigava, come un’arca carica di tepore e di vita, tra le lunghe onde del silenzio e della morte”.
È l’immagine romantica del rifugio alpino, quando l’alpinismo ha già cambiato il senso delle montagne. Per i cacciatori e i pastori che per millenni hanno attraversato le Alpi, rifugio era soltanto uno spiovente di granito per difendersi dal temporale o un tetto di calcare dove far riposare le greggi. Per le milizie romane costrette loro malgrado ad affrontare le montagne, rifugio era un ricovero militare sulle vie degli eserciti, luogo coatto da abbandonare al più presto per ritrovare vera protezione in pianura. Poi viene l’alpinismo e il rifugio diventa un’altra cosa.

“Varrà la pena di descrivere quella capanna, quel rifugio così importante per noi – annota Horace Bénédict de Saussure dopo il tentativo di ascensione al Monte Bianco del 1785, lungo la via del Goûter –. Era larga all’incirca otto piedi su un lato e sette sull’altro, e alta quattro. Era chiusa da tre muri e la roccia contro cui si appoggiava faceva le veci del quarto…”.

La capanna-rifugio della Pierre Ronde non risponde più a esigenze militari o religiose, e non ha niente da spartire con le antiche consuetudini di solidarietà verso i viandanti. È stata ideata – per usare ancora le parole del Saussure – “perché la gente del posto non crede che ci si possa azzardare a passare la notte su quelle nevi”. Oltre il limite umanizzato dei pascoli, oltre la ragionevole soglia di sopravvivenza degli ultimi fiori, il buio fungeva ancora da detonatore per le angosce ancestrali dei montanari.

Per questo il cercatore di cristalli Jacques Balmat fu considerato per molti anni l’eroe del Monte Bianco: non tanto perché aveva raggiunto la cima con il medico Michel Gabriel Paccard, oscurandone l’intelligenza e la volontà, quanto perché, bivaccando involontariamente tra i ghiacci del Grand Plateau nel giugno del 1786, aveva dimostrato che si poteva sopravvivere agli spiriti delle altezze. Era la vittoria sulla notte.

In pochi decenni le guide alpine e le associazioni alpinistiche fanno quello che non è riuscito agli eserciti romani e neppure a Napoleone: conquistano la notte e addomesticano le Alpi. Il rifugio diventa una specie di zattera sicura che galleggia nel mare delle altezze. Sul libro del rifugio, la sera prima della “battaglia”, si confidano ansie, progetti, speranze. Ecco alcune frasi rubate ai libri della vecchia capanna Amedeo di Savoia e del nuovo rifugio Jean-Antoine Carrel, sulla via italiana del Cervino: “La vita è ascesa e conquista” (don Luigi Giordani, 1959); “Gli angeli del Cervino siano guida a chi sale, protezione a chi scende, sostegno a chi cade” (Renato Casalicchio, 1969); “Se la montagna non esistesse, la mia vita non avrebbe alcun senso” (Mario, 1981); “Sono molto vecchio e ancora più stanco” (Jean-Pierre Etienne, 1985).

Nell’intimità del rifugio la fragilità è palpabile, ma l’ansia dell’ascensione resta fuori. Il mondo è ridotto a pochi metri abitati, esclusi dall’universo geografico e psicologico della montagna. Il rifugio assume la funzione di un non-luogo, di un’isola al riparo dall’immensità. Non c’è vuoto all’interno del rifugio, anche la vertigine resta fuori dalla porta. L’incantesimo si incrina in prossimità dell’alba, quando il primo alpinista apre la porta del rifugio ed esce a scrutare le stelle: “È bel tempo, bisogna andare!”. L’incantesimo si rompe del tutto quando gli alpinisti si rimettono in cammino e, con un soffio di vento sulla faccia lasciano definitivamente alle spalle il non-spazio del rifugio, le pigre liturgie della sveglia, gli odori rassicuranti di minestrone e di caffè, i rumori domestici delle stoviglie. Le lancette dell’orologio ricominciano a correre e il cuore riprende a pulsare in cerca di una meta.

Oggi il rifugio è cambiato ancora. Il moderno turismo alpino di massa ha eletto il rifugio a “casa dell’alpinista” (o dell’escursionista) e l’ha trasformato nelle forme e nei significati. Il rifugio ai tempi di Internet è ormai un luogo abbastanza simile agli hotel di fondovalle, con camere, docce, bar, ristorante e grandi vetrate che si affacciano sul mondo esterno. Gli architetti non concepiscono più il rifugio come un romantico spazio di incontro, ma come luogo di passaggio e di commercio, utilizzando materiali, arredi e soluzioni abitative funzionali al turismo intensivo. Soluzioni che guardano sempre più alla valle che sale e sempre meno alla montagna che sta su.

Ma il rifugio resta il simbolo del turismo leggero, rispettoso, colto: il cosiddetto turismo “sostenibile”, o “ecocompatibile”. Innanzi tutto perché di solito ci si sale a piedi, mischiando sudore e curiosità, guadagnandosi un patto di pasta o una fetta di crostata. Poi perché il rifugio si trova nei posti migliori, alti, panoramici, i più lontani dall’inquinamento luminoso delle città e i più vicini alla luce delle stelle. È proprio la notte che fa di un rifugio un vero rifugio, quando il silenzio avvolge la montagna e ci si sente finalmente soli, con il rumore del vento e le voci degli animali.

Il ruolo più autentico e propositivo del rifugio contemporaneo è probabilmente quello del posto tappa, che accoglie e rifocilla l’escursionista alla fine della sua giornata di cammino e gli permette di attraversare montagne, colli, genti, paesi, riconoscendo le comunanze e le diversità dell’ambiente alpino senza mai scendere a valle. Questo è il turismo veramente “capace di futuro”.

Leggi Ancora

Storie Di Monaci, Viandanti E Pellegrini

Locandina_Storia_di_Monaci_Viandanti_e_Pellegrini

EVENTO DELLA  IV EDIZIONE DELLA RASSEGNA ‘RIFUGI DI CULTURA’ PROMOSSO DAL GRUPPO TERRE ALTE
 
 Storytelling Torino  e il Rifugio C.A.I. G.E.A.T. Val Gravio 
 
Vi invitano al

Parco Orsiera Rocciavrè- Comune di San Giorio di Susa (TO)
 
Lo Storytelling, che ci crediate o no, lo conoscete tutti: è l’antica arte dei cantastorie, che raccontano a braccio trasmettendo al pubblico le immagini di una storia usando parole, movimenti del corpo, modulazioni della voce, gesti. Nessun testo a memoria, nessuna lettura, solo un viaggio visivo e sensoriale in un altro luogo, in un altro tempo.
Seguiteci nel cammino sulle tracce di viandanti, monaci e pellegrini, sostate con noi per ascoltare le storie di confine e collegamento della Val di Susa, delle borgate di pietra e lavoro, della via Francigena, di Certose dove regna il silenzio, e passo dopo passo guarderete il paesaggio con altri occhi. 
Il rifugio GEAT Valgravio ci accoglierà a braccia aperte e tavola imbandita, con menù rigorosamente pellegrino: gusterete quello che avrebbe potuto trovare nel piatto un signore in cammino, e rimarrete deliziati.
Prima di cedere al sonno ci sarà un altro giro di storie lanciate sulle fiamme dal fuoco ed ogni partecipante al cerchio potrà lanciare la propria storia legata al tema proposto . E se siete a corto di storie personali fatevi soccorrere dalle fiabe, dai miti, dalle leggende di ogni dove.
E il giorno dopo saranno gli archi e le pietre della Certosa di Monte Benedetto – eccezionalmente aperta per noi viandanti!- e della sua Correria a raccontarci la loro storia, mentre scenderemo verso valle.
Non perdete questa occasione unica per immergervi nei paesaggi e nelle storie del Parco Naturale Orsiera Rocciavrè, gustando l'atmosfera e l'accoglienza del rifugio GEAT Valgravio.  
 
Ritrovo presso il parcheggio della Borgata di Adret ( m. 1.120) alle ore h 15 di sabato 30 luglio per percorrere insieme l’itinerario di Storie nel Parco dell’ Orsiera Rocciavrè cadenzato dalle seguenti tappe ( vedi riferimenti in locandina):
 
Borgata di Adret: affacciati sulla Val di Susa
Borgata abbandonata dei Passet
Incrociando la via dei Franchi
Il masso erratico: un grande viandante
Rifugio Geat Val Gravio: accoglienza, cena con menù del Pellegrino, cerchio di storie e pernottamento.Domenica 30 luglio: prima colazione e partenza dal Rifugio per le ore 10.00
Certosa di Montebenedetto
La Correria
 
L'intero cammino è di bassa difficoltà, con un dislivello di 270 m in salita il sabato e altrettanti in discesa la domenica. Si raccomandano calzature adatte.
 
Qui di seguito  le proposte di soggiorno per l’appuntamento ‘Storie di Monaci, Viandanti e Pellegrini’:
1) Pensione completa con pranzo al sacco da sabato  30  luglio tardo pomeriggio, alla domenica 31 luglio.
 Costo a persona:
–       45 euro no soci C.A.I., 40 euro soci C.A.I.*
–       36 euro no soci C.A.I., 32 euro soci C.A.I.* (12-17 anni)
–       27 euro no soci C.A.I., 24 euro soci C.A.I.* ( 5-11anni)
–       Gratuita per i bimbi inferiori ai 4 anni
* ricordiamo di portare la tessera CAI
2) Per chi non potesse rimanere la domenica e quindi, accompagnato dalla fauna del bosco, con torce elettriche, “affronterà” la discesa in notturna è proposta la formula ‘solo cena’:
–       25 euro maggiorenni
–       20 euro (12-17 anni)
–       15 euro (5-11 anni)
–       Gratuito per i bimbi inferiori ai 4 anni
 
Ognuna di queste formule prevede e include: l'accoglienza in rifugio del 30/07 , la sistemazione nelle stanze se è previsto il pernottamento, la cena con Menù del Pellegrino, il salotto di storie attorno al Falò che verrà intervallato da un break con dolcetti e bevande calde per finire con le ultime storie che ci accompagneranno alla notte. Bevande incluse.
Il menù della cena verrà precisato successivamente. Inoltre per tutti coloro che hanno allergie o intolleranze alimentari chiediamo di indicarcele all'atto della prenotazione, così da poter offrire valide alternative.
Per la domenica è previsto il pranzo al sacco da consumarsi presso la caratteristica Certosa di Monte San Benedetto.
Per pernottare è necessario portare con sé lenzuolo o sacco a pelo leggero.  

Per permettere l’organizzazione della serata è indispensabile prenotare entro e non oltre mercoledì 27 luglio 2016.
 
I custodi del rifugio Mario e Debora saranno  a vostra disposizione per ulteriori informazioni al numero di cellulare. Mario (3338454390) Debora (3396731069)
Vi invitiamo a visitare il sito internet www.rifugiovalgravio.it e la pagina Facebook  Storytelling Torino.
 
Vi aspettiamo numerosi e con tante storie!
 
Rifugio C.A.I. G.E.A.T. Val Gravio  e Storytelling Torino
 
***Evento organizzato in collaborazione  con il Gruppo Terre Alte***
 
L'organizzazione  declina ogni responsabilità in caso di incidenti personali durante il percorso.
 

Leggi Ancora

Dal Monviso Al Brasile… Tutti Al Quintino Sella

quintino_2016_locandina_web

Domenica 24 luglio 2016, ore 12.00
Rifugio Quintino Sella al Monviso – Crissolo (CN)

CONCERTO DI SOLIDARIETA’CON IL NEPAL

VALERIA TRON presenta Léve les yeux
accompagnata alla chitarra da Paolo Gelato

Le associazioni Dal Monviso al Brasile Onlus, Progetto Nepal Mario Vallesi, Cecy Onlus, in collaborazione con i gestori del Rifugio Quintino Sella al Monviso, promuovono una giornata di solidarietà con il Nepal che si terrà domenica 24 luglio 2016 alle ore 12.00 in località Lago Grande di Viso a Crissolo.

Ospite graditissima della manifestazione sarà la cantautrice Valeria Tron, la “voce” della Val Germanasca, una delle vallate occitane del Piemonte, finalista al Premio Tenco 2014. Valeria mette in versi messaggi contemporanei con musica nuova e con la lingua antica, il suo patouà. La forza presente nei testi e nelle musiche è quella della gente delle Alpi che non è divisa dai monti ma che, attraverso i monti, si collega, dialoga, si comprende, impara.

Durante la giornata, sarà attivo l punto informativo promosso dal Consorzio S.E.A. (Servizi Ecologia Ambiente) sulle tematiche relative alla tutela dell’ambiente e allo smaltimento dei rifiuti.

Al termine del concerto, polenta e caffè a € 13,00, di cui 3 devoluti all’associazione Cecy Onlus..

Come arrivare: lasciare la vettura nel parcheggio di Pian del Re, seguire il sentiero che parte a fianco delle sorgenti del Po (segnavia V13, indicazioni per Rifugio Sella). Sentiero battuto e segnalato. Tempo percorrenza: 2h 40’ circa.
E’ attivo un servizio navetta da Crissolo (prima partenza alle ore 8.30) a Pian del Re e ritorno (ultima partenza alle ore 18.00), con frequenza ogni mezzora (www.dossettobus.it).
Per chi vuole fare la salita in compagnia, il ritrovo è alle 8.00 a Pian del Re.

Per info sull’evento:
Rifugio Q. Sella al Monviso, tel. 0175 94943, e-mail: info@rifugiosella.it
Associazione Dal Monviso al Brasile Onlus, tel. 331 3019036, e-mail dav.mon@libero.it

Breve nota sui promotori.

Associazione dal Monviso al Brasile. I due principali settori di intervento dell’Associazione sono la raccolta fondi e la promozione culturale/ sensibilizzazione. Nei primi dieci anni di attività Dal Monviso al Brasile ha costruito una rete importante di adozioni a distanza, organizzato una serie di eventi di raccolta fondi, attivato partnership con enti pubblici e privati. Per info: www.dalmonvisoalbrasile.it

Associazione Cecy Onlus. Raccoglie donazioni destinandole alla risoluzione di problemi ben definiti nel campo della beneficenza alle popolazioni nel bisogno, nell'istruzione, nella formazione e nella tutela della natura e dell'ambiente. Attualmente impegnata in diversi progetti in Nepal. Per info: www.cecyonlus.it

Associazione Progetto Nepal Mario Vallesi Onlus. Nata in collaborazione con il Soccorso Alpino e il Cai di Saluzzo, da dieci anni sostiene diversi interventi in Nepal (dispensario medico, centraline idroelettriche, iniziative per le scuole), con particolare attenzione alla ricostruzione dopo il terremoto del 2015. Per info: http://progettonepal.dalmonvisoalbrasile.it

Leggi Ancora